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Le fiabe - II parte-

on Giovedì, 09 Gennaio 2014. Posted in news

Gli elementi di struttura della fiaba

La struttura della fiaba

La fiaba deve avere un tipico andamento a 3 fasi: inizio, crisi e soluzione.
Le fiabe iniziano con la presentazione di una determinata situazione, che spesso già contiene elementi di criticità che di lì a poco si manifesteranno pienamente.
1)INIZIO. Ha funzione introduttiva, per presentare i personaggi, le relazioni che intercorrono tra di loro e i loro possibili problemi
2)CRISI. Seconda fase in cui si delinea il problema, che costituisce il nucleo della fiaba; diventa chiaro chi è il protagonista e la difficoltà che dovrà superare, chi sono i nemici e gli alleati
3)CONCLUSIONE. Qui avviene la risoluzione del problema, la sconfitta del nemico; qui c'è il messaggio positivo della fiaba: i problemi esistono, ma si possono superare. Per questo motivo le fiabe si intendono come percorsi di passaggio da un certo equilibrio divenuto instabile ad un nuovo equilibrio

Fiabe paurose

Alcune fiabe fanno paura: ma non è vero che non vanno raccontate. Le fiabe danno un volto a queste paure e indicano vie per superarle: per questo è fondamentale che finiscano bene.
Nelle fiabe, c'è sempre distinzione tra bene e male, buono e cattivo: i personaggi non sono ambigui.
I personaggi “cattivi” servono da catalizzatori e interpreti delle pulsioni negative, che così non vengono negate o soppresse, ma semplicemente vinte, spesso per un pelo, dalle pulsioni positive dei “buoni”

Fiabe che finiscono male

In alcune raccolte di fiabe (di tutto il mondo), si leggono racconti che finiscono male: non sono propriamente indicate per i bambini, perché generano loro troppa angoscia.
Una volta c'era distinzione tra fiabe e favole: le prime erano racconti di immaginazione, le seconde avevano un preciso intento educativo, di lezione morale.
Perrault ha scritto una versione di Cappuccetto Rosso che finisce con bambina e nonna divorate dal lupo. Il messaggio doveva essere quello di non disobbedire alla mamma, attardandosi nel bosco, né rivolgere parola agli sconosciuti. Questa versione è chiaramente discutibile e ha i suoi limiti:la “fiaba didattica”:non spazia liberamente nella fantasia e dal punto di vista educativo sono meglio le sgridate!

 

La fiaba preferita

Teniamo presente che ogni fiaba contiene in termini simbolici e rappresentativi uno specifico messaggio, tratta di un problema preciso. Quando il bambino ci chiede ripetutamente di raccontare sempre la stessa fiaba, forse in quel momento quello è il “suo” problema o forse lo schema seguito nella ricerca della soluzione gli serve e lo rassicura.
Il bambino cresce, e crescendo si spostano le sue aree di conflitto; così accade che di punto in bianco perda interesse per la sua fiaba preferita e sposti l'attenzione si di un'altra.

I personaggi

Nelle fiabe classiche ci sono dei personaggi ricorrenti, che incarnano dei motivi ricorrenti nell'inconscio collettivo.
La matrigna cattiva espressione del femminile negativo più vicino al vissuto reale e quotidiano del bambino; mentre è semplice mantenere a coscienza l'immagine della madre buona, è inquietante mantenere a coscienza l'immagine di una madre cattiva e distruttrice. L'idea di una figura cattiva è angosciante per un bambino piccolo e quindi viene respinta e proiettata all'esterno (una matrigna)
La matrigna abbandona i bambini nel bosco, li maltratta, li trascura; vengono simbolicamente rappresentate le sofferenze reali del bambino di fronte all'abbandono materno, la paura di ritrovarsi solo,...Per il bambino piccolo la mamma non può avere atteggiamenti cattivi, che sono perciò, attribuiti al suo alter ego, la matrigna.
La strega simbolizza un femminile distruttivo; molto più potente e pericolosa della matrigna, più difficile da combattere perché agisce una distruttività più efficace e difficilmente smascherabile. Nella fiaba la relazione strega-bambino raffigura i rischi di una permanenza eccessivamente prolungata in uno stato di dipendenza dalla madre. Dipendenza di cui ha bisogno all'inizio, ma che poi deve tramutare in autonomia: non sempre la madre facilita questo processo, a volte vi si oppone, divenendo “nociva” per la personalità del figlio. Il bambino imprigionato dalla strega, nell'interpretazione simbolica, si tradurrebbe in un bambino ostacolato nel suo sviluppo dalla possessività materna.
La buona vecchina/La fata ruolo transitorio: serve al protagonista per crescere ed è presente fino a quando non è in grado di cavarsela da solo; permette di portare il processo a buon fine.
La principessa per nascita o diventa tale alla fine del racconto come conquista del percorso compiuto; tema classico della principessa è la scelta del marito, un principe che deve manifestarsi e misurarsi.
Il re incarna la figura paterna; difficilmente, con la regina, è il protagonista; la sua età preannuncia il tema del passaggio dei poteri, indica la prossimità di una grande trasformazione e la fiaba segue le vicissitudini di questa ricerca del nuovo
Il padre fa da sfondo alle gesta del protagonista; è buono, dà consigli e si preoccupa di trovare un marito adeguato alla figlia; oppure, nella versione negativa, brilla per assenza o per sudditanza ad una moglie cattiva. Manca o è distratto, permettendo che accadano i vari eventi della storia.

I paesaggi

Simbolicamente significativi, fanno da sfondo al racconto; il fatto che cambino con lo svolgersi del racconto indica una trasformazione del contesto generale in cui si collocano gli eventi descritti.
La foresta è una rappresentazione simbolica ricorrente dell'”altro mondo”, del mondo dell'inconscio; qui difficilmente i protagonisti rimangono a lungo; è un mondo di passaggio, in cui i protagonisti entrano e poi escono, in cui avvengono degli eventi fondamentali per acquisire poteri magici e in cui si svolgono molte prove che qualificano gli eroi; gli abitanti, buoni o cattivi, sono esseri fuori dal normale.
La montagna rappresenta simbolicamente l'ostacolo da scalare, una prova da superare; l'obiettivo può essere andare oltre la montagna, che dunque funge da impedimento (problema da risolvere); luogo di passaggio.
Il mare altro simbolo dell'inconscio: con la sua forza riassume le opposte valenze del pericolo mortale e della fonte di vita; l'impresa può essere l'immergersi o l'attraversamento
Il castello/casa rappresenta un contesto reale in cui l'azione viene collocata; rappresenta simbolicamente il suo proprietario, è il vestito di colui che lo abita, significativo rispetto alla funzione che svolge il suo proprietario nel racconto (la casetta di marzapane della strega è un inganno)

 

Dott.ssa R. Cecchini e E. Cossettini

Le fiabe - I parte-

on Giovedì, 02 Gennaio 2014. Posted in news

A che cosa servono?

Dagli anni ’60 in poi continua la polemica sull’utilità o meno del raccontare fiabe ai bambini; viene infatti contestato che nelle fiabe si predilige l’uso della fantasia a discapito dello sviluppo della razionalità. Inoltre, in seguito alla nascita dei primi movimenti femministi si è sottolineato che spesso nelle favole viene proposto un modello di donna passiva e legata esclusivamente all’organizzazione domestica.
Molti psicologi e pedagogisti si sono interrogati sul motivo per cui la fiaba da sempre è stata usata come strumento di insegnamento e sulla liceità o meno di tale discussione.
Innanzitutto bisogna tener presente che, soprattutto le fiabe classiche, sono il risultato di lunga tradizione orale e quindi lo specchio del nostro periodo storico. Inoltre di seguito vengono elencate le principali funzioni che gli specialisti hanno portato in favore dell’utilità delle favole per lo sviluppo del bambino.

 

A cosa servono le fiabe?

 

1. Avvicinamento alla lettura

La fiaba va incontro a un desiderio spontaneo del bambino a partire dai 2-3 anni: quello di sentirsi raccontare qualcosa, una qualsiasi “storia” da parte di un adulto e poi di imparare a leggerla da solo. Allo stesso modo con cui a noi piace leggere un buon libro e guardare un film coinvolgente: proviamo piacere nel farci assorbire dalla narrazione.
Inoltre permettono al bambino di avvicinarsi al libro come oggetto meritevole di rispetto e alla lettura; si rendono infatti conto che mamma e papà possiedono questa “abilità straordinaria” che permette loro di “trasformare” segni neri in parole e significati.
E’ utile dunque iniziare i nostri figli alla lettura fin dall’età prescolare attraverso la nostra mediazione.

 

Lo psicologo sui quotidiani

on Giovedì, 05 Dicembre 2013. Posted in news

La campagna pubblicitaria degli psicologi italiani


Martedì 26 novembre è partita la campagna pubblicitaria presentata sui maggiori quotidiani italiani come Corriere della Sera, la Repubblica e Il Sole 24 Ore riguardo la figura e la professionalità dello psicologo.

 

La campagna, voluta fortemente dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi italiani, si propone di definire brevemente gli ambiti e l'obiettivo degli interventi terapeutici: il ripristino o il mantenimento del benessere globale dell'individuo e delle comunità.

 

Il Presidente dell’Ordine Nazionale Luigi Palma commenta in questo modo i campi di intervento dello psicologo “Gli psicologi lavorano per il benessere delle persone e delle organizzazioni. Per far sì che la scuola sia un luogo di crescita e maturazione, le aziende possano svilupparsi e i servizi siano più efficienti. Lavorano per rendere più efficaci le cure degli ospedali. Operano, quando messi in condizione di farlo, con i medici di base per offrire le migliori risposte ai bisogni dei pazienti. Concorrono ad orientare gli atteggiamenti ed i comportamenti delle persone e delle comunità verso il benessere”.

 

Lo slogan "Con l'aiuto di uno psicologo, il difficile diventa facile" sottolinea l'essenza del ruolo di accompagnamento e orienatmento nelle difficoltà svolto da questa professionalità non solo per il singolo ma anche in contesti di gruppo e di comunità.