Il cyberbullismo

on Giovedì, 27 Febbraio 2014. Posted in news

Quando si abusa della tecnologia

Il cyberbullismo

In precedenti articoli ho già trattato del bullismo ma in questo intervento voglio parlare di una forma nuova del fenomeno, che sfrutta, come veicolo principale, le nuove tecnologie disponibili in questi ultimi anni.

 

Un'indagine dell'ISTAT del 2012 osserva come il 79% delle famiglie italiane in cui vive un minore abbia un accesso internet (contro il 55% di tutte le famiglie). Questi dati ci fanno pensare a quanto i nostri figli minorenni usino internet più di noi!

 

Il cyberbullismo è infatti una forma recente di bullismo con delle caratteristiche peculiari di cui dirò in seguito.
Si manifesta nell'uso di internet o di telefoni cellulari per commettere atti aggressivi come l'invio di sms o e-mail ingiuriose o minatorie, la diffusione di foto o filmati attraverso cellulari, social network o e-mail, l'esclusione dalle chat room, la creazione di gruppi mirati a prevaricare i compagni...

 

Come anticipavo prima il cyberbullismo ha caratteristiche peculiari rispetto al bullismo tradizionale.
Quest'ultimo infatti era caratterizzato da alcuni elementi distintivi quali l'intenzionalità, la persistenza, la disparità di potere tra bullo e vittima e il contesto scolastico.
Il cyberbullismo se ne discosta parzialmente; infatti, riguardo all'intenzionalità, la distanza fisica tra vittima e persecutore imposta dalla tecnologia, rende meno evidenti al bullo le conseguenze negative che ha provocato col suo gesto.
Inoltre, considerando che il materiale pubblicato in rete rimane nel cyberspazio molto a lungo e raggiunge un numero elevatissimo di persone è possibile arrecare un danno molto profondo indipendentemente dalla ripetizione dell'atto.
Riguardo al contesto si può affermare con sicurezza che nel caso del cyberbullismo gli atti di prevaricazione non terminano col suono della campanella ma possono continuare sempre rendendo impossibile per la vittima trovare un tempo ed uno spazio in cui sfuggire agli attacchi.

 

Attraverso le nuove tecnologie è facile mantenere l'anonimato rendendo più difficile l'identificazione dell'aggressore rispetto agli attacchi diretti. Secondo un'indagine di Yabarra e Mitchell del 2004, dal 40 al 60% delle cybervittime non riesce ad identificare il proprio aggressore quando le violenze avvengono solo attraverso internet; la percentuale però si abbassa al 22% se le angherie sono agite attraverso il cellulare.
Questa caratteristica, sommata alla distanza fisica tra bullo e vittima, può indurre anche ragazzi che non aggredirebbero in un contesto diretto e reale a farlo in uno virtuale. I dati presentati da Smith e colleghi (2008) mostrano come il 25% dei cyberbulli non siano mai stati dei bulli tradizionali a scuola.

 

Che cosa si può fare?

 


Come ho argomentato nei miei interventi precedenti sul bullismo, è necessario un intervento multidimensionale non solo su bullo e vittima ma su tutto il clima della classe e della scuola coinvolgendo il più possibile anche le famiglie.

 

Nel caso del cyberbullismo possiamo aggiungere altri interventi più specifici quali favorire l'acquisizione di consapevolezza dei pericoli, delle caratteristiche e delle possibili impplicazioni legali delle azioni su internet.
Risulta necessario inoltre che genitori ed insegnanti possiedano le competenze necessarie su come monitorare ciò che i ragazzi fanno quando sono connessi alla rete.
Infine, considerando che il cyberbullismo vede protagonisti principalmente adolescenti e preadolescenti, risulta importante concordare insieme delle regole chiare su come utilizzare internet o i telefoni cellulari al fine di sfruttarne le potenzialità ed evitarne l'abuso.

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

Dottoressa Raffaella Cecchini Psicologa
c/o Spazio Oblò - Via Marinoni 11 - UDINE
Telefono 347 629 0558
Privacy Policy Cookie Policy
Dott.ssa Raffaella Cecchini