Il fenomeno del bullismo -II parte-

on Lunedì, 17 Febbraio 2014.

Le conseguenze a lungo termine e gli interventi possibili

Il fenomeno del bullismo -II parte-

E' ormai consolidato che il fenomeno del bullismo conosca il suo apice nella fascia scolastica della scuola primaria (in particolare dagli 8 agli 11 anni) riducendosi progressivamente verso il termine della scuola secondaria di primo grado. Questo non significa che bulli e vittime spariscano; anzi subentrano comportamenti violenti e aggressivi più generalizzati che investono tutta la vita di relazione, al di fuori della scuola e nei rapporti con l'altro sesso.
Infatti sia i bulli che le vittime restano spesso imprigionati nei loro ruoli, ripetendo un copione che tende ad autoperpetuarsi nel corso della vita.


Mentre il bullo può diventare un adolescente aggressivo ed asociale (crescendo, spesso, i suoi sostenitori lo evitano in quanto amico poco gradito); la vittima può tendere all'abbandono o alla fobia scolastica, alla passività, alla depressione o, in casi estremi, ad azioni autolesionistiche.

 

E' difficile accertare gli effetti del bullismo a lungo termine perchè questo implica studi longitudinali lunghi nel tempo.
Tuttavia, uno studio di Olweus (1996) di alcuni anni fa già mostrava come, in quadro di ricerca che seguiva le vittime dall'infanzia all'età adulta, queste ultime mostravano ancora sintomi depressivi e bassa autostima nonostante da adulti non subissero più violenze.


Che cosa si può fare?

 

Per le ragioni prima esposte è necessario intervenire il più precocemente possibile quando i ruoli non sono ancora cristalizzati.
Gli interventi utili coinvolgono più agenzie educative: sia la scuola che la famiglia.
Spesso le strategie utilizzate focalizzano l'attenzione su come frenare i bulli piuttosto che su come rafforzare le vittime; l'ideale sarebbe invece agire sinergicamente su entrambi e sul gruppo osservatore che spesso assiste silenzioso alle aggressioni.

 

Di frequente, anche se non sempre, i bambini che vengono presi di mira hanno una bassa stima di sè che peggiora ulteriormente a causa degli atti di bullismo rendendoli deboli e isolati dal resto del gruppo e quindi, a sua volta, ancora più "facili prede" dei bulli.

Risulta quindi importante agire su due fronti: favorire l'integrazione di tutti i bambini per creare un gruppo coeso di fronte ad eventuali aggressioni e migliorare l'autostima.
Per fare questo esistano vari modi: ad esempio trascorrere del tempo insieme ad un genitore o adulto significativo facendo delle cose che gratifichino il bambino o, ancora, educare ad un atteggiamento e ad uno stile comunicativo assertivo.

Il messaggio che il bambino deve fare proprio è quello di essere una persona che ha valore nè più nè meno degli altri e che ha tutto il diritto di dire di no quando vive delle situazioni che non gli piacciono.
Il bullo infatti non sceglie mai a caso la propria vittima, non cercherebbe mai un bambino emotivamente sicuro di sè e che non si lascia intimidire.

 

Mi piace concludere questo breve articolo sul bullismo citando il filosofo Norberto Bobbio secondo cui "nulla educa alla democrazia più dell'esercizio della democrazia" e riflettendo su come noi adulti siamo sempre il modello a cui, consapevolmente o meno, i nostri figli si ispirano.

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Dottoressa Raffaella Cecchini Psicologa
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