Le fiabe - I parte-

on Giovedì, 02 Gennaio 2014. Posted in news

A che cosa servono?

Le fiabe - I parte-

Dagli anni ’60 in poi continua la polemica sull’utilità o meno del raccontare fiabe ai bambini; viene infatti contestato che nelle fiabe si predilige l’uso della fantasia a discapito dello sviluppo della razionalità. Inoltre, in seguito alla nascita dei primi movimenti femministi si è sottolineato che spesso nelle favole viene proposto un modello di donna passiva e legata esclusivamente all’organizzazione domestica.
Molti psicologi e pedagogisti si sono interrogati sul motivo per cui la fiaba da sempre è stata usata come strumento di insegnamento e sulla liceità o meno di tale discussione.
Innanzitutto bisogna tener presente che, soprattutto le fiabe classiche, sono il risultato di lunga tradizione orale e quindi lo specchio del nostro periodo storico. Inoltre di seguito vengono elencate le principali funzioni che gli specialisti hanno portato in favore dell’utilità delle favole per lo sviluppo del bambino.

 

A cosa servono le fiabe?

 

1. Avvicinamento alla lettura

La fiaba va incontro a un desiderio spontaneo del bambino a partire dai 2-3 anni: quello di sentirsi raccontare qualcosa, una qualsiasi “storia” da parte di un adulto e poi di imparare a leggerla da solo. Allo stesso modo con cui a noi piace leggere un buon libro e guardare un film coinvolgente: proviamo piacere nel farci assorbire dalla narrazione.
Inoltre permettono al bambino di avvicinarsi al libro come oggetto meritevole di rispetto e alla lettura; si rendono infatti conto che mamma e papà possiedono questa “abilità straordinaria” che permette loro di “trasformare” segni neri in parole e significati.
E’ utile dunque iniziare i nostri figli alla lettura fin dall’età prescolare attraverso la nostra mediazione.

 

2.Sviluppo linguistico
 
La lettura delle favole costituisce per il bambino un’importante esperienza linguistica, questo infatti gli permette di imparare sia vocaboli nuovi che  nuove strutture sintattiche. Teniamo presente che se raccontiamo la fiaba senza leggerla è più probabile che istintivamente usiamo termini semplici già adattati alle conoscenze linguistiche dei nostri figli privandolo così di questa esperienza di crescita. Di fronte a parole nuove sarebbe opportuno spiegarne il significato o lasciare che si intenda dal contesto: solo questo consente l’introduzione permanente del termine nuovo nel vocabolario del bambino.
Si potrebbe obiettare che è possibile soddisfare questa esigenza anche attraverso la visione di film animati; in realtà l’immagine visiva impegna buona parte della capacità attentiva del bambino relegando l’aspetto sonoro/verbale solo in secondo piano.
 
3.Sviluppo del pensiero divergente
 
Nel nostro funzionamento cognitivo coesistono due componenti fondamentali: la razionalità e la fantasia; mentre la prima usa in modo rigoroso rapporti logici, spaziali, temporali, di causa/effetto…, la seconda invece usa digressioni non-logiche. 
La fiaba, così come il gioco simbolico (J. Piaget), permette da un lato di potenziare la fantasia attraverso tutti gli elementi di magia e di invenzione, ma dall’altro mantiene comunque una struttura logica di base (i personaggi mangiano per sfamarsi, per spostarsi devono usare mezzi di trasporto…). Tutto ciò permette al bambino di “allenarsi” ad usare entrambe queste facoltà implementando così quello che tecnicamente si definisce il pensiero divergente: capacità di risolvere problemi utilizzando soluzioni creative per modificare la realtà. 
 
4.Sviluppo del pensiero morale e sviluppo delle differenze individuali
 
In ogni favola che si rispetti ci sono dei personaggi con caratteristiche individuali di personalità ben distinte (il buono come Biancaneve, il cattivo come la strega di Hansel e Gretel, l’ingenuo come Pinocchio…); ciò permette al bambino di capire, in modo decisamente semplificato, quanti diverse tipologie di persone si possono incontrare nella realtà sociale.
Inoltre nella stragrande maggioranza delle fiabe i buoni prevalgono sui cattivi  e giungono all’indispensabile lieto fine sottolineando in maniera inequivocabile il messaggio morale contenuto.
 
5.Sviluppo Sociale
 
Le fiabe presentano con frequenza esempi di relazioni sociali positive come la collaborazione, la sfida leale, la relazione amicale…
 
6.Sviluppo emotivo
 
Quando guardiamo un film coinvolgente può capitare di commuoverci, così come capita di spaventarsi di fronte a film horror; anche i bambini si identificano nei personaggi delle loro favole preferite provando empaticamente le loro stesse emozioni. Questo consente di iniziare a riconoscere le proprie emozioni e individuarne i correlati fisiologici e comportamentali. Bettlheim ne Il mondo incantato (1978) sostiene che questa identificazione funzioni come una sorta di “vaccino” per la sfera emotiva dei nostri figli.
Spesse volte abbiamo osservato i bambini spaventati ad alcuni passaggi di una fiaba ma desiderosi di riascoltarla ancora: infatti imparare a padroneggiare le proprie emozioni
è un passaggio difficile e va acquisito gradualmente attraverso un’esposizione graduale.
Molte volte i bambini chiedono ai genitori di raccontare più volte un passaggio particolare della loro favola preferita proprio perché evoca in loro tematiche emotive importanti in quel momento evolutivo specifico.
 
Un’ esercitazione di gruppo ha permesso ai partecipanti di analizzare il punto focale delle favole che piacevano ai propri figli per poter capire quale significato emotivo aveva per loro.
 
7.Sviluppo dell’ottimismo
 
Nelle favole è d’obbligo il lieto fine che tuttavia non arriva passivamente, ma è sempre il frutto dell’azione del protagonista. Questo permette di trasmettere un messaggio importante di fiducia verso la vita ed il futuro anche per i momenti più difficili. Inoltre permette al bambino di sviluppare quella che tecnicamente si definisce “attribuzione causale interna”: l’esito delle mie azioni dipende da me, da quello che faccio io e non da fattori esterni che non posso controllare; atteggiamento necessario per affrontare la vita in maniera attiva ed orientata secondo i propri scopi senza farsi travolgere dagli eventi.
 

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