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Crisi economica e adolescenza forzata

on Lunedì, 23 Febbraio 2015. Posted in news

Ma è proprio vero che siamo solo dei bamboccioni?

Crisi economica e adolescenza forzata

Spesso mi sono chiesta quanto e in quali modi la crisi economica che stiamo vivendo influenzi la nostra vita: sicuramente ha a che fare con il distacco dei giovani dalla famiglia d'origine.

 

Durante l'infanzia e tutta l'età evolutiva è necessario che ci sia una dipendenza dalle figure parentali pressochè totale, tuttavia questa dovrebbe gradualmente lasciare posto all'individualizzazione e all'autonomia man mano che ci si avvicina all'età adulta. Questo processo si è allungato a dismisura nell'ultimo secolo e nelle società occidentali dando vita ad un'adolescenza sempre più lunga. A differenza delle società più semplici è necessario un percorso lungo di formazione e preparazione che da un lato permette ai giovani di sviluppare la propria adultità in una condizione sospesa e al riparo dalle responsabilità; dall'altro frustra l' esigenza di "spiccare il volo".

 

Questa età infatti non è priva di difficoltà: comporta marginalità, assenza di partecipazie, potere e ruolo sociale. Tutto ciò si trasforma in sofferenza vera e propria quando l'adolescenza, ormai considerata come tappa naturale della crescita nelle nostra società, si allunga oltre il necessario.


Durante gli anni della crisi economica attuale,sopratutto in Italia, si è spesso sottolineato il ruolo salvifico della famiglia nei confronti dei suoi menbri più deboli (generalmenete i giovani). Così se i genitori anziani hanno garantito il sostentamento economico ai loro figli ormai grandi in difficoltà nel cercare casa e lavoro, questi ultimi faticano notevolmente a superare la dipendenza da essi.
Infatti diventare adulti significa, nel concreto, fare scelte autonome nel lavoro e negli affetti, andare a vivere da soli e diventare, a propria volta, generativi.

 

Molti giovani adulti vivono con profonda sofferenza questa condizione, trovando difficoltoso anche esprimere il proprio disagio per timore di apparire ingrati. Essi finiscono per essere tormentati da sentimenti contrastanti di rabbia, di colpa, frustrazione e sfiducia che si oppongono ad affetto e riconoscenza.

 

Da parte loro, gli anziani genitori, abituati da anni a provvedere ai figli e un po' spaventati di perdere questo ruolo, rafforzano tale dipendenza anzichè allentarla nella misura in cui questo è possibile/accettabile.

 

Come fare allora perchè il rapporto bellissimo genitori-figli non diventi una gabbia?

 

Forse è utile che ogni genitore si chieda con sincerità quanto il suo aiuto sia veramente indispensabile e che il figlio analizzi quanto il suo "non spiccare il volo" sia legato a reali contingenze economiche o alla paura.